Perché il COVID-19 cambierà la Medicina?

Perché il COVID-19 cambierà la Medicina?

Analizziamo i principali punti critici di questa crisi vissuta dagli operatori sanitari che affrontano la pandiemia globale del coronavirus.  

Crisi Umana ed Economica

Siamo immersi in una crisi mondiale senza precedenti, indipendentemente dalle analogie che possiamo creare con conflitti armati del passato o con altre pandemie mortifiere a cui è sopravvissuta l’umanità.

Una crisi che è inziata coinvolgendo il sistema sanitario, ma che si estenderà a una crisi economica, politica e sociale.

Gli effetti negativi in termini di costi umani ed economici li stiamo già vivendo.

Ma stiamo anche imparando molte lezioni. Lezioni molto dure e comprese in modo doloroso.

crisis mundial

Ma in fin dei conti, sono sempre lezioni.

Crisi del Sistema Sanitario

L’attuale crisi ha evidenziato più che mai le lacune di un sistema sanitario che sta soffrendo.

Si tratta di profonde lacune, che con diverse sfumature e distinzioni, ma che hanno una base e un’omogeneità internazionale molto interessante.

Questa crisi cambierà, o forse sarebbe meglio dire, dovrebbe cambiare, la Medicina a livello globale.

Sanidad

Inflessibilità di un sistema cronicamente sottofinanziato

Abbiamo in progetto un ponte, gli architetti e preventivo per la costruzione di quest’opera.

Gli architetti sono convinti di costruire un ponte in grado di sostenere 100 tonnellate, sufficienti per sopportare il flusso quotidiano e normale di veicoli, normalmente intorno a 80-90 tonnellate.

Chiunque direbbe che si tratta di un margine molto ristretto.

“Non è necessario spendere più soldi, non ci sono evidenze che dimostrano che potrebbero transitare su questo ponte più macchine” .

Di colpo, un giorno qualsiasi, senza preavviso, il ponte deve sostenere 150 tonnellate. Il ponte crolla, perché non era preparato per sopportare questo peso.

In una situazione come quella del ponte, risultano evidenti le scarse risorse che destiniamo alla salute e l’inflessibilità di un sistema cronicamente sottofinanziato.

Normalmente, gli operatori sanitari percepiscono un salario mediocre e lavorano oltre quello che chiunque considererebbe ragionevole. Ma questa situazione è stata normalizzata.

“…È quello che abbiamo sempre fatto…”

Ripeto: in momenti come questi emerge la debolezza derivata da una scarsa finanziazione del sistema di salute.

coronavirus medicina

Gli operatori sanitari hanno bisogno di mezzi piuttosto che di applausi. 

Operatori Sanitari: eroi o martiri?

L’idealizzazione di un problema grave…

Noi professionisti della salute non siamo diventati migliori perché ci stiamo occupando di pazienti affetti da coronavirus.  

Prima ci occupavamo già del trattamento di pazienti con patologie uguali o più gravi.

E nemmeno per il fatto di lavorare di più. 

Lo facciamo da quando abbiamo inziato la nostra carriera professionale. Siamo abituati a lavorare 60, 70 e 80 ore alla settimana (in alcuni casi anche di più).

Non si tratta nemmeno di aver un salario non sufficientemente remunerato.

Per esempio, il personale sanitario spagnolo ha una delle peggiori remunerazioni a livello europeo. Sono decenni che denunciamo questa situazione.

Non siamo eroi perché andiamo al lavoro quando tutti sono in casa. Ripeto: questo è il nostro lavoro. Non poniamo la possibilità di non farlo.

Non confondiamo il termine eroe con il termine martire, perché ho la sensazione che gli applausi degli ultimi giorni siano più in linea con il secondo che con il primo.

Quando ci esponiamo mettiamo in gioco la nostra vita e quella dei nostri cari, mentre tutti gli altri si afferrano alla nostra “vocazione” e alla nostra “qualità professionale”.

Se tutto il personale sanitario avesse la possibilità di accedere a dispositivi di protezione adeguati per il trattamento dei pazienti, sono convinto che questi applausi e acclamazioni perderebbero la forza e il senso.

No, signori. Questo non è Chernobyl.

Non si tratta di utilizzare la nostra vocazione e professionalità per idealizzare un problema grave: non abbiamo mezzi per il corretto trattamento dei pazienti.
  • Ci occuperemo di loro?
  • Naturalmente. Anche con una busta di patatine in testa se è necessario.
  • Questo ci rende eroi?
  • No, semmai martiri.
  • E non ci piace.

Sottofinanziamento della ricerca scientifica e sviluppo

Non è possibile formare pompieri e creare nuovi idranti quando il campo è già in fiamme.

Questo è proprio quello che è accaduto. Se non vediamo il problema, non possiamo fare nulla.

Il budget destinato alla scienza è ancora estremamente basso in Spagna, se comparato con altri paesi europei.

Ma adesso, quando la salute mondiale presente e futura dipende alla SCIENZA, stiamo diventando matti con progetti di ricerca e finanziamenti affrettati.

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No, la cosa giusta da fare è alimentare correttamente l’apparato scientifico per tutto l’anno. 

Se i nostri ricercatori non fossero invisibili, con un stipendio di 1000 euro al mese e costretti a trasferirsi in altri paesi europei o extraeuropei per trovare lavoro, questo non succederebbe.

L’evidenza scientifica non è tutto

Non ha la capacità di dare risposte rapide a problemi gravi.

Siamo di fronte ad un fenomeno curioso:

Gli standard di evidenza scientifica si abbassano in una marcia forzata per fornire risposte al problema in questione. 

Questo non vuol dire che stiamo assumendo sciamani per lotta al coronavirus.

Significa che le terapie considerate “a bassa evidenza scientifica” dalla maggior parte dei circoli accademici sono state aggiunte alla terapie contro il coronavirus, per il loro basso rischio di provocare danni e il loro notevole potenziale terapeutico.

Un esempio chiaro è il fatto che in molti ospedali si sta impiegando vitamina C o anche Zinco per via intravenosa come terapia anti COVID.

O che la maggior parte dei farmaci che utilizziamo nelle terapie (idrossiclorochina, Lopinavir/Ritonavir, Inerferoni, Tocilizumab) hanno un’evidenza scientifica piuttosto bassa. 

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Sì, è per la necessità e l’imperiosità del problema, penserete. 

Sono totalmente d’accordo, ma forse molti pazienti potrebbero trarre beneficio da terapie che, con un basso rischio di danno, possono avere qualche beneficio e sono disprezzate a causa della tirannia egemonica delle “evidenze scientifiche “.

Forse questo insegnerà alla comunità scientifica e medica ad essere meno inflessibile d’ora in avanti.

Sistema di salute basato sulla Medicina e non sulla prevenzione

Che contribuisce a creare una società debole, in cui la malattia cronica è la norma.

Le morti per coronvarius sarebbero inferiori se la prevalenza di malattie croniche (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ecc) fosse minore.

Esiste una cosa chiamata riserva fisiologica.

Questa riserva fisiologica è qualcosa di simile alla capacità di rispondere e superare uno stress specifico dei nostri organi e sistemi.

I polmoni con una grande riserva fisiologica, per esempio, sono in grado di affrontare un invasore, come un virus, in modo molto più efficace rispetto a polmoni con una riserva fisiologica limitata.

malattie croniche

Non abbiamo controllo sul fatto di essere una società vecchia. 

Però dobbiamo chiederci se un sistema sanitario medico-centrico che trascura la prevenzione/salute pubblica non stia contribuendo a questa valanga di malattie croniche e alla bassa riserva fisiologica della popolazione.

L’interdisciplinarietà come miglior via d’uscita

Noi medici siamo medici prima ancora di essere specialisti. Questa è una bella cosa.

In questi giorni stiamo vedendo negli ospedali di tutto il mondo, medici che si dedicavano a patologie super concrete rinchiusi nei loro studi durante tutto l’anno.

In questa situazione, sono forzati ad uscire dalla loro zona di sicurezza e lavorare insieme a professionisti di altri settori per dare una risposta a questo problema.

coronavirus medicina

Forse, quando tutto questo sarà finito, dobbiamo riflettere su questa iperspecializzazione che acceca la Medicina.

Forse dovremmo rendere l’interdisciplinarietà una realtà e non solo una parola da mettere nei powerpoints.

Il sistema sanitario si nutre della malattia cronica non acuta

Ciò che maggiormente apporta al sistema sanitario attuale sono gli interventi biomedici, i farmaci e gli interventi chirurgici, diretti a malattie croniche piuttosto che a patologie acute e potenzialmente curabili.

Questo deve farci riflettere.

Tutti gli altri problemi citati in questo post risiedono qui. È qui è l’origine del problema.

L’ho ripetuto molte volte, il futuro del sistema sanitario è nutrirsi della salute dei suoi cittadini.

Una persona che arriva a 70 anni e può correre 10 kilometri o sollevare 100kg dovrebbe essere un motivo di lucro per il sistema sanitario.

Invece al giorno d’oggi quello che genera più beneficio, è il fatto che una persona debba andare tutte le settimane in farmacia, mensualmente all’ospedale e annualmente in sala operatoria, pregiudicando la sua capacità funzionale progressivamente fino alla morte.

Il sistema si mantiene in piedi grazie alla malattie croniche e quando emerge un problema infettivo le risorse scarseggiano.

Ed è normale che scarseggiano.

Gli specializzandi sorreggono il sistema sanitario che senza di loro crollerebbe

Gli specializzandi sono medici in formazione.

Un altro segno evidente della debolezza del sistema sanitario attuale, senza specializzandi, il sistema sanitario crollerebbe a picco.

  • Il pronto soccorso crollerebbe.
  • I reparti crollerebbero.

specializzandi

Lo facciamo con piacere, sì.

Ma molti di noi, una volta concluso il contratto di formazione, sono obbligati a fare le valigie e andarsene, o dedicarsi alla Medicina privata.

Credo che il corpo dei medici specializzandi, che sono frequentementi sovraccaricati di responsabilità, dovrebbe ricevere un trattamento migliore.

Conclusioni

È arrivato il momento di imparare…

Stiamo imparando molte lezioni che stanno evidenziano profonde lacune.

Adesso è il momento di agire e risolvere il problema.

Dopodiché dovranno essere effettuati degli aggiustamenti a un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Ci vediamo nel prossimo post colleghi!

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Borja Bandera
Borja Bandera è un giovane medico che si dedica all’area della nutrizione, esercizio e metabolismo, che combina con la sua attività clinica insieme alla sua vocazione divulgativa e di ricerca.
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