Una tendinopatia è una lesione in cui si verificano alterazioni tissutali a livello dei tendini. Tra questi, il tendine rotuleo si trova sotto la rotula ed è la continuazione, al di sotto di essa, del tendine di inserzione del quadricipite.
La posizione del tendine rotuleo è un luogo frequente di una patologia conosciuta come “ginocchio del saltatore” a causa delle grandi tensioni che deve sopportare e per essere una zona di contatto condilo-femorale nei movimenti di flesso-estensione del ginocchio, incrementato dal grado di questa. Ciò può provocare il pizzicamento delle fibre dell’inserzione rotulea nella rotula causando la sua lesione.
Cosa la provoca: Fattori scatenanti
Intrinseci: l’età, il peso, le alterazioni strutturali dell’arto inferiore (genu valgo, genu varo, caviglia…), ipermobilità articolare…, ; quindi, l’aumento dell’angolo-Q è forse una delle cause meno conosciute e, tuttavia, più importanti e individuali che potrebbero contribuire alla tendinopatia rotulea.

Per quanto riguarda i fattori estrinseci, fattori come le calzature, le superfici dure e i sovraccarichi meccanici che si producono in alcune attività, soprattutto quando queste si ripetono molto frequentemente (corsa, multisalti, squat…), fanno sì che il tendine subisca stiramenti ripetuti superiori al 4-5% della capacità elastica limite, in cui iniziano a verificarsi rotture trasversali delle fibre di collagene.
Un altro fattore intrinseco, ma causato dalla fatica derivante dall’attività fisica (fattore estrinseco), è il sovraccarico del tendine rotuleo. La stanchezza dei muscoli coinvolti principalmente nella flesso-estensione e, in generale, nella stabilità del ginocchio (quadricipite, ischiocrurali, glutei, banda ileotibiale, polpacci…) influisce sulla sua capacità di assorbire i carichi.
All’inizio, alcuni dei fattori citati possono provocare dolore dopo sforzi sportivi o lavorativi intensi. Questo di solito migliora con il riposo. ; tuttavia, il dolore potrebbe poi progredire e comparire prima dell’esercizio e persistere al termine; se non trattato adeguatamente, può sfociare in dolori cronici costanti, anche durante le attività quotidiane.

Possibili soluzioni per recuperare
Non dovremmo mai smettere di fare esercizio, ma ridurre l’intensità, la frequenza o la durata in base ai fastidi che si avvertono, poiché un’immobilizzazione provocherebbe l’atrofia del tendine. Quello che può sembrare una follia è stato definito come “carico ottimale post-sforzo”.
La risposta metabolica è massima nelle 24-72 ore post-sforzo, con un aumento della produzione di collagene, ; quindi, gli stimoli meccanici sarebbero favorevoli nel processo di riparazione. Tra questi, per la sicurezza che implica la metodologia, opterei per una mobilizzazione precoce da parte di uno specialista nel range di movimento in cui non si avverte dolore (anche se potrebbe esserci un certo fastidio).
D’altra parte, leggendo tutto questo è probabile che ti venga in mente lo squat profondo. Bene, in questi casi, sempre individualizzando per ogni persona, bisogna prestare particolare attenzione a:
- Fase eccentrica e/o esercizi eccentrici: l’esercizio eccentrico sembra essere l’opzione più efficace, da inserire nelle tre fasi dell’allenamento, anche se non è necessario farli tutti i giorni in tutte le fasi: riscaldamento, fase principale o effettiva, e defaticamento (stretching).
Questo tipo di lavoro o accentuare la fase eccentrica favorisce il metabolismo delle cellule tendinee migliorando la produzione di collagene Tipo I e rafforza la capacità tensoria del tessuto. Ovviamente, deriva dal miglioramento della coordinazione neuromuscolare, che a volte viene trascurata a favore del lavoro “periferico” (concentrarsi solo sulla zona anatomica lesionata). Potenziare quella tensione eccentrica facendo partecipare il ginocchio il più possibile può farci progredire più velocemente. Per questo, entriamo nel secondo punto: - Lavoro con scarpe da sollevamento pesi o calze (dorsiflessione): Indossando il tallone, lavorando con scarpe da sollevamento pesi o su una superficie inclinata (come nell’immagine precedente) i muscoli estensori del ginocchio si attivano di più e gli estensori dell’anca meno, rispetto allo squat su superficie piana. Questo ci aiuterà a progredire più velocemente nel recupero. La ragione principale per cui il tronco rimane più eretto con questo tipo di calzatura è un aumento passivo della dorsiflessione della caviglia, che aumenta il range di movimento e la stabilità del ginocchio.

Fonti
- Almekinders, L. C., Vellema, J. H., & Weinhold, P. S. (2002). Strain patterns in the patellar tendon and the implications for patellar tendinopathy. Knee Surgery, Sports Traumatology, Arthroscopy, 10(1), 2-5.
- Murtaugh, B., & Ihm, J. M. (2013). Eccentric training for the treatment of tendinopathies. Current sports medicine reports, 12(3), 175-182.
- Purdam, C. R., Jonsson, P., Alfredson, H., Lorentzon, R., Cook, J. L., & Khan, K. M. (2004). A pilot study of the eccentric decline squat in the management of painful chronic patellar tendinopathy. British journal of sports medicine, 38(4), 395-397.
- Rutland, M., O’Connell, D., Brismée, J. M., Sizer, P., Apte, G., & O’Connell, J. (2010). Evidence–supported rehabilitation of patellar tendinopathy. North American journal of sports physical therapy: NAJSPT, 5(3), 166.
- Schoenfeld, B. Williams, M. (2012). Are deep squats a safe and viable exercise. Strength & Conditioning Journal, 34(2), 34-36.
- Wasielewski, N. J., & Kotsko, K. M. (2007). Does eccentric exercise reduce pain and improve strength in physically active adults with symptomatic lower extremity tendinosis? A systematic review. Journal of athletic training, 42(3), 409.
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