La melatonina è sicura o assumerla comporta qualche tipo di rischio?

La melatonina è sicura o assumerla comporta qualche tipo di rischio?

Le proprietà della melatonina per favorire il riposo notturno sono ampiamente conosciute. Quest’ormone, prodotto naturalmente dall’organismo, è diventato una delle opzioni più popolari per aiutare a regolare il ritmo circadiano e migliorare la qualità del sonno. Il suo uso come integratore alimentare si è diffuso negli ultimi decenni e, con esso, sono aumentati anche i dubbi sulla sua sicurezza.

Di seguito, ti raccontiamo cosa dice la scienza attuale su questo tema.

Anno 2025: la melatonina aumenta il rischio di malattia cardiovascolare?

La recente pubblicazione della Newsroom della American Heart Association (AHA) nell’ambito delle Scientific Sessions 2025, intitolata “Long-term use of melatonin supplements to support sleep may have negative health effects”, ha generato una grande polemica internazionale. In pochi giorni, numerosi media e blog specializzati hanno ripreso la notizia con titoli sensazionalistici, interpretando in modo errato il contenuto originale.

Si è verificato un chiaro caso del cosiddetto “telefono senza fili”: ogni mezzo ha riassunto ciò che altri pubblicavano, perdendo il contesto scientifico e trasmettendo l’idea sbagliata che la melatonina potrebbe aumentare il rischio di malattia cardiovascolare.

Niente di più lontano dalla realtà.

Cosa dice realmente lo studio

Il lavoro presentato dalla AHA non è uno studio clinico, né una meta-analisi di studi controllati, ma un’analisi retrospettiva osservazionale basata su registri elettronici di salute. I ricercatori hanno esplorato un database che include sia paesi dove la melatonina è dispensata con prescrizione (come il Regno Unito), sia altri dove è commercializzata liberamente e senza controllo (come gli Stati Uniti).

Lo stesso articolo riconosce che non si può stabilire una relazione causale tra il consumo di melatonina e un maggior rischio di malattia cardiovascolare. L’osservazione di un’associazione statistica non implica che la melatonina sia la causa. Gli autori sottolineano questa limitazione più volte, indicando che il loro studio deve essere inteso come un punto di partenza per future ricerche, non come prova per modificare le raccomandazioni d’uso.

Limitazioni riconosciute dagli autori

Lo studio presenta molteplici limitazioni metodologiche che impediscono di trarre conclusioni solide:

  • Assenza di controllo geografico: non si conosce il paese di origine dei pazienti analizzati, quindi si mescolano popolazioni con normative diverse sull’accesso e controllo della melatonina.
  • Bias di registrazione: sono stati considerati solo gli utenti di melatonina con prescrizione medica. Tutte le persone che la consumano come integratore alimentare sono state erroneamente classificate nel gruppo “non melatonina”, distorcendo i risultati.
  • Mancanza di informazioni cliniche rilevanti: non è stata registrata la gravità dell’insonnia né la presenza di disturbi psichiatrici o l’uso concomitante di altri farmaci per dormire, fattori che possono influenzare i risultati.
  • Errori nei codici diagnostici: gli autori ammettono che le ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca potrebbero essere sovrastimate a causa del modo in cui hanno analizzato i dati; molti risultati di “malattia cardiovascolare” potrebbero non esserlo stati realmente.

Infatti, lo stesso ricercatore principale, il Dr. Nnadi, riconosce nel comunicato che:

“Il nostro studio non può provare una relazione causa-effetto diretta. È possibile che la maggiore presenza di insonnia, depressione o ansia, o l’uso di altri farmaci per dormire, siano correlati sia al consumo di melatonina sia al rischio cardiovascolare”.

Questo chiarisce che lo studio non dimostra che la melatonina causi alcun danno, ma identifica semplicemente una correlazione statistica che potrebbe essere spiegata da fattori esterni. E qui arriva uno dei punti chiave:

Correlazione non implica causalità

Capire questo è essenziale. Nella ricerca scientifica, la correlazione descrive l’esistenza di una relazione statistica tra due variabili, mentre la causalità implica che una di esse produca un effetto diretto sull’altra.

Gli studi osservazionali, come questo, permettono solo di rilevare correlazioni, ma non possono determinare cause. Per stabilire la causalità servono studi clinici randomizzati e controllati (RCTs), dove le variabili sono controllate attentamente e si possono escludere altri fattori.

In questo caso, le persone che assumono melatonina lo fanno spesso perché soffrono di disturbi del sonno o stress, condizioni che di per sé sono associate a un maggior rischio cardiovascolare. Pertanto, è molto più probabile che i risultati riflettano questa circostanza, e non un effetto dannoso della melatonina.

Dosi non controllate e contesto normativo

Un altro aspetto critico dello studio è che non sono state controllate le dosi impiegate, essendo un’analisi osservazionale.

In Europa, gli integratori alimentari che contengono fino a 2 mg di melatonina per dose giornaliera sono autorizzati e riconosciuti come sicuri da organismi come la Commissione Europea e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che ne supportano l’uso per contribuire alla riduzione del tempo necessario per prendere sonno.

In Spagna, l’Agenzia Spagnola per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione (AESAN) stabilisce lo stesso limite, garantendo la sicurezza dei prodotti presenti sul mercato. Queste dosi sono centinaia di volte inferiori a quelle impiegate in alcuni contesti clinici e non presentano alcun rischio cardiovascolare.

Mancanza di meccanismo fisiologico e evidenza contraria

Inoltre, non esiste alcun meccanismo fisiologico descritto che giustifichi come la melatonina potrebbe aumentare il rischio di malattia cardiovascolare. Al contrario, le evidenze scientifiche disponibili indicano che la melatonina potrebbe avere effetti cardioprotettivi.

Studi sperimentali, come quello pubblicato su Frontiers in Pharmacology (PMCID: PMC9251346), hanno descritto molteplici meccanismi potenziali di protezione cardiaca, inclusa la sua capacità antiossidante, antinfiammatoria e regolatrice del sistema nervoso autonomo.

Inoltre, studi clinici controllati e randomizzati recenti hanno mostrato una possibile relazione citoprotettiva e cardioprotettiva dell’uso di melatonina in pazienti con rischio cardiovascolare elevato (PMCID: PMC12564314). Questi dati contrastano direttamente con le interpretazioni allarmistiche diffuse da alcuni media.

Conclusione dello studio

Le informazioni diffuse sulla presunta relazione tra melatonina e un maggior rischio di malattia cardiovascolare non hanno un solido supporto scientifico. Lo studio che ha originato la controversia presenta gravi limitazioni, riconosce esplicitamente che non può dimostrare causalità e deve essere considerato solo come un’osservazione preliminare.

La melatonina, nelle dosi utilizzate negli integratori alimentari, è sicura, efficace e supportata dalle principali autorità sanitarie internazionali. I dati disponibili non solo escludono effetti dannosi, ma suggeriscono anche un potenziale beneficio sulla salute cardiovascolare a lungo termine.

Le evidenze continuano a crescere, ma finora non c’è alcuna ragione scientifica né clinica per considerare la melatonina un rischio per la salute del cuore.

Un ormone tanto sicuro quanto naturale

La melatonina, conosciuta anche come “ormone del sonno”, ha un eccellente profilo di sicurezza. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che il suo uso in un ampio range di dosi è totalmente sicuro.

Come integratore alimentare non richiede prescrizione medica, essendo una sostanza naturale con tossicità nulla e tollerabilità molto alta anche in uso prolungato, ed è attualmente uno degli integratori alimentari più utilizzati da ogni tipo di persona, in tutto il mondo, al pari dei multivitaminici. Questo significa che il suo consumo nelle dosi raccomandate non comporta alcun rischio per la salute.

Prendere melatonina e sonnolenza

È possibile un sovradosaggio di melatonina?

No. La melatonina non può provocare sovradosaggi. La sua tossicità è nulla e gli studi scientifici hanno dimostrato che anche dosi molto superiori a quelle presenti negli integratori alimentari non generano effetti dannosi.

Questo perché la melatonina è una molecola che l’organismo stesso produce e regola naturalmente. Quando viene somministrata in modo esogeno in piccole quantità, semplicemente rafforza il processo fisiologico del sonno senza interferire con altre funzioni.

Ha controindicazioni?

In individui sani, la melatonina non presenta controindicazioni conosciute. Il suo uso è stato ampiamente studiato sia a breve che a lungo termine, e si è verificato che non altera l’equilibrio ormonale né genera effetti collaterali rilevanti.

Infatti, sono state somministrate dosi di diverse centinaia di milligrammi al giorno per anni, senza osservare alcun tipo di alterazione nei parametri clinici o biochimici. Queste quantità sono molto superiori a quelle impiegate negli integratori alimentari, confermando la sua sicurezza.

E gli effetti collaterali?

Alle dosi abituali, non sono stati descritti effetti avversi. La melatonina non provoca sonnolenza diurna, stanchezza, cambiamenti d’umore, né alterazioni dell’appetito o del desiderio sessuale.

Alcuni resoconti aneddotici di sintomi come affaticamento o sonnolenza mattutina sono attribuiti a fenomeni di effetto nocebo, cioè a aspettative o associazioni errate più che a una reazione reale dell’organismo. Le evidenze scientifiche disponibili non sono in grado di associare una relazione causale tra l’uso di melatonina e tali effetti.

Quando conviene consultare un professionista?

Sebbene la melatonina sia completamente sicura, in determinati casi di eccezione medica (come gravidanza, allattamento o trattamenti farmacologici cronici) è consigliabile informare il professionista sanitario prima di iniziare l’uso. Questo non perché la melatonina presenti rischi, ma perché qualsiasi integratore alimentare può dover essere considerato nel contesto di esami o prescrizioni mediche.

Melatonina e gravidanza

Melatonina e riposo: un rapporto naturale

La melatonina aiuta a sincronizzare il ciclo sonno-veglia, facilitando un riposo ristoratore in modo naturale. Non è stata associata a sonnolenza eccessiva, né a “stanchezza al risveglio”. Questi sintomi, quando menzionati, sono solitamente dovuti a fattori esterni come un riposo insufficiente o una scarsa igiene del sonno.

In persone con insonnia prolungata, la melatonina può aiutare a ristabilire progressivamente il ritmo del sonno, accompagnata da abitudini adeguate.

Influisce sul desiderio sessuale o sulla fertilità?

No. La melatonina non riduce il desiderio sessuale né influisce sulla fertilità, né negli uomini né nelle donne. Le teorie che associano il suo consumo a cambiamenti ormonali derivano da studi sperimentali e non hanno applicazione pratica né rilevanza clinica.

Conclusione

La melatonina è una sostanza naturale con un profilo di sicurezza dimostrato e supportato da decenni di ricerca. Il suo uso nelle dosi abituali degli integratori alimentari non presenta rischi né effetti avversi, e può essere assunta in modo continuativo senza necessità di supervisione medica, salvo nei casi specifici menzionati.

È, senza dubbio, una delle opzioni più sicure ed efficaci per favorire il riposo notturno in modo naturale.

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