Come l’Ashwagandha può aiutare a ridurre lo stress

Come l’Ashwagandha può aiutare a ridurre lo stress

Nella società attuale, lo stress fa parte di numerose situazioni della vita quotidiana e può influire su aspetti come il benessere e il riposo. In questo contesto, l’Ashwagandha (Withania somnifera), una pianta tradizionalmente utilizzata nell’Ayurveda, è diventata uno degli adattogeni più studiati.

Negli ultimi anni, diversi studi clinici hanno analizzato la sua relazione con la risposta allo stress, il cortisolo e determinati parametri legati al benessere e al riposo.

In questo post spiegheremo come questo estratto botanico, supportato da solide evidenze cliniche, può aiutarti a ritrovare l’equilibrio in modo naturale.

Meccanismo d’azione: Ashwagandha e asse HPA

La Withania somnifera viene comunemente inclusa tra i cosiddetti adattogeni, termine utilizzato per descrivere determinate sostanze di origine naturale studiate per la loro relazione con la capacità dell’organismo di adattarsi a diverse situazioni di stress.

Uno dei meccanismi proposti per spiegare gli effetti osservati dell’Ashwagandha è la sua possibile influenza sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), uno dei principali sistemi coinvolti nella risposta fisiologica allo stress.

Quando l’organismo si trova ad affrontare un fattore di stress, questo asse partecipa a una cascata di segnali ormonali che finisce per favorire il rilascio di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali.

Alcuni studi condotti con estratti standardizzati di Ashwagandha hanno osservato variazioni delle concentrazioni di cortisolo insieme a miglioramenti in determinate scale dello stress percepito. Questi risultati hanno portato a studiare la sua possibile interazione con i meccanismi neuroendocrini legati alla risposta allo stress.

Evidenze scientifiche su stress e biomarcatori

Uno degli ambiti più studiati dell’Ashwagandha è la sua possibile relazione con lo stress percepito.

Diversi studi clinici randomizzati e controllati con placebo hanno analizzato estratti di Withania somnifera, valutando sia questionari psicologici sia determinati biomarcatori.

Tra i principali risultati studiati troviamo:

  • Cortisolo: alcuni studi clinici hanno osservato riduzioni delle concentrazioni di cortisolo nei partecipanti che assumevano determinati estratti di Ashwagandha. Tuttavia, l’entità dell’effetto varia tra gli studi e dipende da fattori quali l’estratto, la dose, la popolazione studiata e la durata dell’intervento.
  • Scale psicometriche: studi che utilizzano strumenti come la PSS (Perceived Stress Scale) hanno riscontrato miglioramenti nei punteggi dello stress percepito in determinati gruppi che assumevano l’integratore rispetto al placebo.
  • Altri biomarcatori: alcune ricerche hanno studiato anche variabili ormonali come il DHEA-S, sebbene le evidenze disponibili siano più limitate e non consentano di trarre conclusioni definitive sulla loro rilevanza clinica.

L’integrazione con Ashwagandha è uno strumento di supporto per la gestione dello stress situazionale o lavorativo e per il rilassamento. Non sostituisce i trattamenti farmacologici ansiolitici né costituisce una terapia per il disturbo d’ansia generalizzato (DAG) o la depressione clinica.

L’importanza della qualità tecnica degli estratti

Per garantire l’efficacia clinica osservata nella letteratura scientifica, gli estratti di Ashwagandha devono soddisfare rigorosi criteri di standardizzazione tecnica:

  • Rapporto di estrazione: un rapporto elevato (ad esempio, 10:1 o 12:1) garantisce che il prodotto finale concentri le proprietà equivalenti a una quantità sostanzialmente maggiore di radice fresca o essiccata.
  • Percentuale di witanolidi / glicosidi: i witanolidi sono lattoni steroidei responsabili della bioattività adattogena. La materia prima deve riportare una percentuale esatta, misurata mediante cromatografia (HPLC).
  • Assenza di un eccesso di Withaferina A: un processo di estrazione accurato privilegia i witanolidi benefici e mantiene la Withaferina A a livelli residui e sicuri.

Confronto tra gli estratti di Ashwagandha

Esistono diverse materie prime di Ashwagandha e non devono essere confrontate considerando esclusivamente i milligrammi di estratto.

CaratteristicaEstratto 10:1KSM-66®Shoden®
Parte utilizzataRadiceRadiceRadice e foglie
Rapporto di estrazione10:112:140:1
Standardizzazione8,5 % di witanolidi5 % di witanolidi35 % di glicosidi di witanolidi
Caratteristiche principaliConcentrazione intermediaLa più studiata scientificamenteLa più concentrata
Può essere una buona scelta se cerchi…Una soluzione equilibrata per tutti i giorniEquilibrio generale, energia, vitalità e benessere quotidianoRilassarti, dormire meglio o gestire lo stress

Come assumere l’Ashwagandha

Non esiste una dose universale applicabile a qualsiasi integratore di Ashwagandha. La quantità adeguata dipende principalmente dalla materia prima, dal rapporto di estrazione, dalla sua standardizzazione e dalla formulazione del prodotto.

Noi di HSN disponiamo di diversi estratti con modalità d’uso adattate alle caratteristiche di ogni materia prima.

  • Estratto di Ashwagandha 10:1 400 mg, standardizzato all’8,5 % di witanolidi, viene utilizzato con una modalità d’uso di 3 capsule al giorno, distribuite durante i pasti.
  • KSM-66®, estratto 12:1 esclusivamente dalla radice e standardizzato al 5 % di witanolidi, viene utilizzato con una modalità d’uso di 2 capsule al giorno.
  • Shoden®, estratto 40:1 ottenuto da radice e foglie e standardizzato al 35 % in glicosidi di witanolidi, consente di concentrare l’assunzione in una capsula al giorno, 30 minuti prima di andare a dormire.

Importante: le quantità espresse in milligrammi di questi estratti non sono direttamente confrontabili, poiché presentano rapporti di estrazione, profili fitochimici e gradi di standardizzazione differenti. Pertanto, una quantità inferiore di un estratto non implica necessariamente una minore concentrazione dei suoi composti caratteristici.

Conclusioni

L’integrazione con estratti standardizzati di Ashwagandha costituisce uno strumento di supporto sostenuto da un crescente corpus di evidenze cliniche nel contesto della gestione dello stress percepito, sebbene l’entità degli effetti osservati vari in funzione dell’estratto, della dose e della popolazione studiata.

Valutare la standardizzazione dell’estratto e adattare la modalità d’uso alla tolleranza individuale, sempre nell’ambito di un approccio completo che includa buone abitudini di sonno, alimentazione e attività fisica, permette di ottenere il massimo dal suo utilizzo.

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