Sucralosio: L’Edulcorante più Potente dello Zucchero

Sucralosio: L’Edulcorante più Potente dello Zucchero

Il sucralosio è l’edulcorante che negli ultimi anni è sulla bocca di tutti. 

Non è un mistero. Dietro il misticismo che circonda gli edulcoranti ha fatto la sua apparizione un “edulcorante sintetico” che proviene dallo zucchero, ma senza calorie, che ha superato gli studi clinici di fase 3, è stato commercializzato, e continua a superare gli studi clinici di fase 4… Oppure no?

Vuoi sapere tutto sul sucralosio? Continua a leggere perché ti spiego tutto quello che devi sapere.

Cos’è il Sucralosio?

Il sucralosio è un edulcorante intenso, senza calorie e sintetico.

Per iniziare, ha un potere edulcorante  ~563 volte più intenso dello zucchero da tavola (che è la sostanza di riferimento quando dobbiamo misurare la dolcezza di qualcosa).

A seconda della fonte consultata, potrai trovare un intervallo di solito compreso tra le 500-600 volte più inteso che lo zucchero, ma in realtà la differenza funzionale tra 500 e 600 è minima.

Perché è interessante il sucralosio?

Perché procede dallo zucchero, il quale viene leggermente modificato per eliminare il potenziale calorico.

figura 1

Figura I. Profilo tempo/intensità dei campioni di edulcoranti (Rodrigues et al., 2015).

Dato che proviene dallo zucchero, il sucralosio disegna una curva di “dolcezza” più simile allo zucchero rispetto agli altri edulcoranti: ha un gusto simile e ha una durata analoga in bocca.

Infatti, al nostro palato “piace” il sucralosio, perché assomiglia allo zuchero al quale è giá abituato, a causa dell’educazione sociale, ma anche perché è presente naturalmente in qualsiasi tipo di alimento.

Beh, fin qui tutto bene, no? È un edulcorante, non ha calorie, assomiglia allo zucchero sia a livello molecolare che funzionale. C’è qualche fregatura? Scopriamolo insieme…

Fa male?

Il sucralosio (come il resto degli edulcoranti) è avvolto da un terribile misticismo.

Difatti, puoi leggere ovunque che il sucralosio viene associato a mutazioni del DNA, sviluppo di un tumori, alterazioni nella produzione degli ormoni che regolano la fame e il senso di sazietà; alterazioni a livello gastrointestinale, nel metabolismo del glucosio…

Puoi addirittura trovare pagine web di consulenza tecnica di buona qualità che scrivono:

tossicità

Figura II. Livello di tossicità del sucralosio riportato su una pagina web senza validità legale. 

Frena, frena dacci un taglio! Su cosa si basano queste affermazioni?Beh, in buona sostanza… Sul niente, dopo aver scritto “tossicità ALTA” color rosso fuoco, la stessa pagina indica che… 

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Figura III. Dichiarazione sugli additivi alimentari riporatata dalla stessa pagina.  

Che sorpresa, vero? 

Assorbiamo sucralosio?

Per quanto riguarda l’assorbimento, il sucralosio ha poca biodisponibilità, infatti si stima che assorbiamo circa il 9-22% del sucralosio consumato. Si tratta di dati calcolati in base ai traccianti radioattivi che stabiliscono la retenzione e l’espulsione della sostanza.

Quello che sappiamo è che eliminiamo buona parte (circa l’80%) attraverso le feci, mentre il restante attraverso l’urina.

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Figura IV. Radiocromatografo di un estratto fecale metanolico di un ratto dopo il somministro di un isotopo radioattivo 14C-sucralosio in una dosi di  100 mg/kg. (Schiffman et al., 2012).

Interpretare i dati a freddo è difficile… Perché in realtà non sappiamo niente… D’altra parte, fino a qualche anno si parlava del fatto che il sucralosio viene espulso completamente, in maniera integrale, senza assorbimento.

Quando si traccia un profilo radiocromatografico di un estratto fecale metanolico possiamo osservare che il fattore di ritardo del campione alla base, è il rilevamento di un elemento (il sucralosio), ma nel punto più alto dei “due picchi”, che cosa significa questo?

Questo significa… Beh, o una leggera riduzione dell’onda di un’unica sostanza (ovvero, nulla); o, come sostengono gli studi precedenti, “due sostanche chimiche radioattive diverse”. In ogni caso, questa interpretazione è piuttosto parziale…

Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che la questione è se il sucralosio viene metabolizzato o no… Sembra che venga eliminato intatto e, nel caso in cui venga metabolizzato, i cambi molecolari che sperimenta sono minimi, infatti sono ancora sconosciuti.

In altre parole il sucralosio è come una “fibra insolubile”, non viene assorbito in quanto tale e il minimo che viene assorbito non viene metabolizzato; e anche nel caso in cui venisse metabolizzato sembra che questa questione non abbia rilevanza dal punto di vista clincio.

Sucralosio e cancro

Il sucralosio è stato definito come sostanza cancerogena.

Tuttavia, per considerare un elemento cancerogeno, uno delle caratteristiche prioritarie è che sia altamente elettrofilo, ovvero, molto reattivo, però…. Il sucralosio non è elettrofilo, e non contiene nemmeno segnali strutturali che possano metterci in guardia da una possibile attività genotossica o cancerogena (Berry et al., 2016).

Ci sono studi che dimostrano il potenziale cancerogeno del sucralosio? Sì, qualcuno c’è.

In riferimento a questi sutdi, uno dei più riconosciuti è stato quello di Van Eyk (2015), che ha mostrato gli effetti anomali e letali in due colture cellulari (delle cellule del colon e dei reni).

E questo studio non è rappresentativo? Beh… Sembra di no:
  1. Lo studio realizzato non ha impiegato buone pratiche di laboratorio che assicurano la validità del procedimento.
  2. Ha usato uno studio chimico non convalidato che può dare origine a falsi positivi.

Un falso positivo è semplice da osservare in un modello in vitro: quando la cellula muore, il DNA si degrada e migra; ma questo fatto non deve obbligatoriamente essere rilevante per un modello in vivo. Viene considerato un “positivo non replicabile”:

figura 5

Figura V. Analisi dello studio clinico diVan Eyk (2015) in cui si analizzano le limitazioni di procedimento. (Magnuson et al., 2017).

Quindi non è cancerogeno?… E se ti dicessi che è un anticancerogeno?

Lo studio clinico ha utilizzato un protocollo che viene impiegato per individuare le proprietà preventive contro al cancro, e i suoi risulati non vengono interpretati normalmente come “danno al DNA”, ma come una “protezione del DNA“.

Sapete qual è la conclusione? Lo dice lo stesso Van Eyk (2016)

“Questi risultati non possono essere estrapolati direttamente a una situazione in vivo dato che il danno al DNA si può osservare solo nelle concentrazioni superiori a 1mM, qulcosa che è molto difficile da raggiungere in vivo attraverso l’assunzione orale”.

Inoltre, ci sono numerosi studi clinci che mostrano che il sucralosio non si associa a effetti mutageni di nessun tipo, non provoca danni al DNA, né lo beneficia

Per tornare al punto precedente, assorbire circa il 15% di quei pochi mg che possiamo assumere al giorno, davvero avrebbe qualche effetto negativo? Sembrerebbe di NO…

In sintesi,

“Il peso dell’evidenza degli studi sulla genotossicità descritti in precedenza mostrano che il sucralosio non possiede un potenziale genotossico che induce effetti genetici o cancerogeni negli esseri umani”

(Magnuson, Roberts e Nestmann, 2017).

Sucralosio e diabete

Torniamo al punto di sempre… Il gusto dolce può ingannare l’organismo e provocare un picco insulinico che influisce negativamente? NO!

Per la semplice ragione che i processi fisiologici che regolano il metabolismo del glucosio sono piuttosto complessi, esiste una gran quantità di proteine endocrine non solo con un potenziale effetto segnalatore e regolatore; ma regolano anche l’equilibrio di tutto l’organismo.

Il corpo “non si inganna facilmente”.

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Figura VI. Curva della concentrazione in due ore di incretine GLP-1 e GIP, durante un OGTT dopo il consumo di acqua gassata con 68mg di sucralosio e 41mg de acesulfame potassico (rombo viola), e altri esperimenti; a confronto con acqua gassata (cerchio blu). Sylvetsky et al., (2016).

Il consumo di sucralosio non è aumentato di più che l’acqua gassata (o calorie, o zuccheri o edulcoranti, o TUTTO), le concentrazioni di  GLP-1 attivo (un peptide che stimola la secrezione di insulina), né GIP (un peptide insulinotropico che aumenta la secrezione di insulina).

Naturalmente, le concentrazioni di glucosio nel sangue, insulina, e peptide C (un marcatore della secrezione dell’insulina) si sono mentenuti costanti, senza subire alterazioni.

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Figura VII. Curva delle concentrazioni in due ore di glucosio, insulina e peptide C, durante una OGTT, dopo il consumo di acqua gassata con 68mg di sucralosio e 41mg do acesulfame potassico (rombo viola), e altri esperimenti; a confronto con acqua con gas (cerchio blu). Sylvetsky et al., (2016).

“Il consumo di dosi alte di sucralosio ha avuto effetti significaivi nella zona sotto la curva del glucosio e il peptide C, misurato nelle successive 4 ore; a confronto con il placebo” 

Mezitis et al., 1996

Il sucralosio non solo non altera la fame, ma nemmeno il senso di sazietà; per di più non aumenta il glucosio, l’insulina,il glucagone, né le concetrazioni di trigliceridi, né la grelina (Brown et al., 2011); inotre non influisce sul rilascio di incretine (GLP-1, GIP, PYY) (Temizkan et al., 2015). NIENTE; è un semplice edulcorante.

Sucralosio e microbiota

Sì, il sucralosio altera il microbiota…

Come? Così, direttamente? Sì.

Ma lo altera anche:

Dormire 30 minuti in più, mangiare riso, restringere il consumo di un alimento e reintrodurlo, fare esercizio fisico e non farlo, mangiare più o meno quantità di verdura o frutta, consumare più o meno varietà di alimenti, usare o no probiotici, il luogo di residenza, il consumo di alcol, la frequenza con cui si consumano prodotti lattiero-caseari, il luogo di raccolta dei campioni ( in loco e nella rilevazione del corpo), latitudine e longitudine di posizionamento sulla cartina, storia dell’uso di antibiotici, frequenza di transito…

E sapete che c’è? 

Il punto è che abbiamo COSÌ poche conoscenze sul microbiota intestinale che siamo a conoscenza dell’impatto che hanno alcuni fattori, ma non conosciamo quello di molti altri.

Nonostante la portata dei fattori, sappiamo i cambi che provoca, ma non se fanno bene o male; infatti si tratta di un ibrido; ci sono sia cambi positivi che negativi letteralmente in tutto quello che facciamo nella nostra vita, ma solo il risultato netto sarà buono o cattivo.

E quindi? Niente, non sappiamo nulla…

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Figura VIII. Dimensioni dell’effetto qualtativo con il sistema UniFrac (McDonald et al., 2018).

Considerando lo studio“The Gut Project” dove partecipano più di 10000 scienziati che si dedicano alla ricerca del microbiota intestinale in tutto il mondo, in diverse popolazioni, analizzando l’entità dei cambi e la loro influenza…

L’uso degli edulcoranti non viene menzionato. 

Di conseguenza, è ridicolo preoccuparsi degli effetti degli edulcoranti sul microbiota, se assumiamo meno di 30 varietà di verdure alla settimana; che sappiamo con certezza che ha un gran significato (supponiamo positivo). Se sappiamo qualcosa, sfruttiamolo…

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Figura IX. Valutazione della diversità filogenetica, dimensione dell’effetto quantitativo e qualitativo del consumo di più di 30 tipi di piante alla settimana e meno di 10. (McDonald et al., 2018).

Sono sicuro che tu, lettore, non mangi 30 tipi diversi di verdura alla settimana nemmeno per scherzo. Se è così, dovresti concentrarti per esempio su questo, e dimenticarti degli effetti di qualche mg di sucralosio...

Il microbiota intestinale cambia continuamente ed è dinamico. 

Per esempio, se elimini un alimento dalla tua dieta, il tuo microbiota cambia; se ne introduci un altro, cambia; se sei sotto stress, cambia… È impossibile, per il momento, sapere con certezza qualcosa sul microbiota. Attualmente, sappiamo quattro cose in croce.

Suzanne Devkota è una dottoressa in scienze biomediche specializzata nello studio dell’influenza della dieta sul microbiota intestinale, qualche mese fa ha condiviso un’interessante pubblicazione su Instagram che mi piacerebbe condividere con voi, per cercare di eliminare l’idea generale che esiste sul microbiota…

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Today I want to highlight to you just how diverse and complex your gut microbiome is. ⠀⠀ The image shown here is the whole genome of a very cool gut bacteria we’re studying in the lab. To read this diagram you look at each concentric ring individually. Each ring represents an individual bacteria we isolated from Crohn’s disease patients. And each little line in any circle is a bacterial gene. ⠀⠀ So if you count, there are 10 rings. Thus this picture is showing you the genes of 10 different versions of a bacteria. The crazy thing, is they are all the same bacteria, they just came from different patients. All you have to do is look at how much the colors vary from circle to circle to see how different the genes are even within the same species of bacteria. ⠀⠀ Just like doctors look for genetic mutations in people, we look for genetic mutations in the bacteria. ⠀⠀ Genetic diversity relates to different functions. So this diagram highlights that the same bacteria likely can do very different things depending upon its host (you). Likely what you eat, and your natural body chemistry determines what genes your microbes turn on and off. They are highly responsive and adaptive to your body. ⠀⠀ This makes studying the gut microbiome enormously challenging, but I believe this variability can also can give us important clues about the person in which they reside. So I choose to embrace the challenge. #wholegenomesequencing #microbialdiversity #littlemachines #sciencerocks 🤘🏼#microbesrule

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  • Vedete il cerchio? La figura è il genoma di un batterio che è stato isolato da pazienti affetti dal morbo di Crohn.
  • L’anello che forma il cerchio? Rappresenta ogni batterio individuale che è stato isolato dai pazienti, ovvero 10 “sottotipi” di batterio perché ci sono 10 anelli.
  • Le piccole righe in ogni cerchio?Rappresentano la differenza di gene del batterio…
Ogni linea rappresenta, a livello operativo, un “gene diverso dal sottotipo espresso” di uno stesso batterio. Che oltretutto cambia! Siamo vicini a conoscere il microbiota in profondità quanto lo siamo a grattare un diamante con l’unghia.

Conclusioni

Il sucralosio è:

  • Un edulcorante senza calorie;
  • Con un ampio margine di sicurezza per il consumo orale; 
  • Con una biodisponibilità ridotta, che si elimina completamente;
  • Non altera il glucosio né l’insulina, non provoca alterazioni, né tossicità di ogni genere, non altera in senso di fame.  

E anche se è vero che altera il microbiota, non sappiamo se si tratta di un fattore negativo o positivo… Perché “tutto altera il microbiota…”

Puoi assumere Sucralosio senza preoccupazione, dato che ha passato le prove necessarie per la sua commercializzazione.

Fonti Bibliografiche

  1. Berry, C., Brusick, D., Cohen, S. M., Hardisty, J. F., Grotz, V. L., & Williams, G. M. (2016). Sucralose Non-Carcinogenicity: A Review of the Scientific and Regulatory Rationale. Nutrition and Cancer, 68(8), 1247–1261.
  2. Brown, A. W., Bohan Brown, M. M., Onken, K. L., & Beitz, D. C. (2011). Short-term consumption of sucralose, a nonnutritive sweetener, is similar to water with regard to select markers of hunger signaling and short-term glucose homeostasis in women. Nutrition Research (New York, N.Y.), 31(12), 882–888.
  3. Magnuson, B. A., Roberts, A., & Nestmann, E. R. (2017). Critical review of the current literature on the safety of sucralose. Food and Chemical Toxicology: An International Journal Published for the British Industrial Biological Research Association, 106(Pt A), 324–355.
  4. McDonald, D., Hyde, E., Debelius, J. W., Morton, J. T., Gonzalez, A., Ackermann, G., … Knight, R. (2018). American Gut: an Open Platform for Citizen Science Microbiome Research. MSystems, 3(3).
  5. Mezitis, N., Maggio, C. A., Koch, P., Quddoos, A., Allison, D., & Pi-Sunyer, X. (1996). Glycemic Effect of a Single High Oral Dose of the Novel Sweetener Sucralose in Patients With Diabetes. Diabetes Care, 19, 1004–1005.
  6. Rodrigues, J. B., Paixao, J. A., Cruz, A. G., & Bolini, H. M. A. (2015). Chocolate Milk with Chia Oil: Ideal Sweetness, Sweeteners Equivalence, and Dynamic Sensory Evaluation Using a Time-Intensity Methodology. Journal of Food Science, 80(12), S2944-9.
  7. Ruiz-Ojeda, F. J., Plaza-Diaz, J., Saez-Lara, M. J., & Gil, A. (2019). Effects of Sweeteners on the Gut Microbiota: A Review of Experimental Studies and Clinical Trials. Advances in Nutrition (Bethesda, Md.), 10(suppl_1), S31–S48.
  8. Schiffman, S. S., & Abou-Donia, M. B. (2012, August). Sucralose revisited: rebuttal of two papers about Splenda safety. Regulatory Toxicology and Pharmacology: RTP, Vol. 63, pp. 505–513.
  9. Sylvetsky, A. C., Brown, R. J., Blau, J. E., Walter, M., & Rother, K. I. (2016). Hormonal responses to non-nutritive sweeteners in water and diet soda. Nutrition & Metabolism, 13, 71.
  10. Temizkan, S., Deyneli, O., Yasar, M., Arpa, M., Gunes, M., Yazici, D., … Yavuz, D. G. (2015). Sucralose enhances GLP-1 release and lowers blood glucose in the presence of carbohydrate in healthy subjects but not in patients with type 2 diabetes. European Journal of Clinical Nutrition, 69(2), 162–166. https://doi.org/10.1038/ejcn.2014.208
  11. Van Eyk, A. D. (2015). The effect of five artificial sweeteners on Caco-2, HT-29 and HEK-293 cells. Drug and Chemical Toxicology, 38(3), 318–327.

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Specialista in allenamento in fisiopatologia metabolica e in effetti biomolecolari dell’alimentazione e esercizio fisico, vi parlerá nei suoi articoli del complesso mondo della nutrizione sportiva e clinica, in modo semplice e con senso critico.
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